{"id":9353,"date":"2016-04-01T00:00:04","date_gmt":"2016-03-31T23:00:04","guid":{"rendered":"https:\/\/escalar.it\/?p=9353"},"modified":"2023-09-20T08:57:33","modified_gmt":"2023-09-20T07:57:33","slug":"il-nuovo-delitto-di-infedele-dichiarazione-e-irrilevanza-penale-dellelusione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/escalar.it\/en\/pubblicazioni\/il-nuovo-delitto-di-infedele-dichiarazione-e-irrilevanza-penale-dellelusione\/9353\/","title":{"rendered":"Il nuovo delitto di infedele dichiarazione e irrilevanza penale dell&#8217;elusione"},"content":{"rendered":"<style type=\"text\/css\" data-type=\"vc_cmsms_shortcodes-custom-css\"><\/style>\n<pre class=\"wp-block-preformatted\">Corr. Trib. 16\/2016, p. 1215 e segg. <\/pre>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>La statuizione di&nbsp;<\/em><strong><em>non punibilit\u00e0<\/em><\/strong><em>&nbsp;dell\u2019<\/em><strong><em>elusione<\/em><\/strong><em>&nbsp;fiscale contenuta nel nuovo art. 10-bis dello Statuto del contribuente comporta l\u2019<\/em><strong><em>irrilevanza penale<\/em><\/strong><em>, non solo delle contestazioni di elusione, ma anche di quelle contestazioni che, pur non essendo presentate come tali, si concretino nel&nbsp;<\/em><strong><em>disconoscimento<\/em><\/strong><em>&nbsp;degli&nbsp;<\/em><strong><em>effetti giuridici<\/em><\/strong><em>&nbsp;di&nbsp;<\/em><strong><em>atti<\/em><\/strong><em>&nbsp;che presentino una forma giuridica rispondente alla fattispecie legale, sulla base dell\u2019assunto che tali atti siano&nbsp;<\/em><strong><em>privi<\/em><\/strong><em>&nbsp;della relativa&nbsp;<\/em><strong><em>sostanza economica<\/em><\/strong><em>, avendo per scopo essenziale il conseguimento di un risparmio d\u2019imposta indebito, quali talune contestazioni di nullit\u00e0, antieconomicit\u00e0, esterovestizione, interposizione, ecc.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000796963ART20',notxt:1})\">8<\/a>&nbsp;della&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000796963ART0',notxt:1})\">Legge 11 marzo 2014, n. 23<\/a>, aveva delegato il Governo a provvedere, fra l\u2019altro, \u201calla revisione del sistema sanzionatorio penale tributario secondo criteri di predeterminazione e di proporzionalit\u00e0 rispetto alla gravit\u00e0 dei comportamenti&#8230; dando rilievo, tenuto conto di adeguate soglie di punibilit\u00e0, alla configurazione del reato per i comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e all\u2019utilizzo di documentazione falsa\u201d, nonch\u00e9&#8230; l\u2019individuazione dei confini tra le fattispecie di elusione e quelle di evasione fiscale e delle relative conseguenze sanzionatorie\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In attuazione dei principi direttivi cos\u00ec individuati, l\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000819412ART19',notxt:1})\">4<\/a>&nbsp;del&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000819412ART0',notxt:1})\">D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158<\/a>&nbsp;ha innanzitutto sottoposto a revisione il delitto di infedele dichiarazione previsto dall\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000140587ART5',notxt:1})\">4<\/a>&nbsp;del&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000140587ART0',notxt:1})\">D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74<\/a>&nbsp;(\u201c<a href=\"javascript:kernel.go('show_list',{mask:'main',keys:'I00YLX0000150421+I00YLX0000101754+I00YLX0000140587+I00YLX0000815013+I00YLX0000829258',stack_pos:0,notxt:1})\">D.Lgs. n. 74<\/a>\u201d). In particolare, tale disposizione, oltre ad aver sostituito la locuzione di elementi passivi fittizi con quella di elementi passivi inesistenti, ha elevato la soglia di punibilit\u00e0 commisurata all\u2019imposta evasa, da 50.000 a 150.000 euro, nonch\u00e9 quella commisurata all\u2019imponibile, da 2 a 3 milioni di euro, ed ha introdotto nel nuovo comma 1-<em>bis<\/em>&nbsp;la statuizione secondo cui non si tiene conto 1) \u201cdella non corretta classificazione\u201d 2) \u201cdella valutazione di elementi attivi e passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione rilevante ai fini fiscali\u201d; 3) \u201cdella violazione dei criteri di determinazione dell\u2019esercizio di competenza\u201d; 4) \u201cdella non inerenza\u201d; 5) \u201cdella non deducibilit\u00e0 di elementi passivi reali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, il comma 13 del nuovo art. 10-<em>bis<\/em>&nbsp;introdotto nella&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000141673ART0',notxt:1})\">Legge 27 luglio 2000, n. 212<\/a>&nbsp;(\u201c<a href=\"javascript:kernel.go('show_list',{mask:'main',keys:'I00YLX0000104869+I00YLX0000157102+I00YLX0000163015+I00YLX0000102116+I00YLX0000141673+I00YLX0000841114',stack_pos:0,notxt:1})\">Legge n. 212<\/a>\u201d) dal comma 1 dell\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000817602ART16',notxt:1})\">1<\/a>&nbsp;del&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000817602ART0',notxt:1})\">D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 128<\/a>, ha definitivamente confermato che l\u2019elusione o l\u2019abuso fiscale \u00e8&nbsp;<em>tout court<\/em>&nbsp;penalmente irrilevante, stabilendo che \u201cle operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi penali tributarie\u201d, pur restando \u201cferma l\u2019applicazione delle sanzioni amministrative tributarie\u201d. Pertanto, non possono pi\u00f9 reputarsi penalmente sanzionabili le \u201coperazioni\u201d che siano \u201cprive di sostanza economica\u201d in quanto siano inidonee \u201ca produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali\u201d e, \u201cpur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_1')\">[1]<\/a><\/sup>&nbsp;e cio\u00e8 \u201cbenefici, anche non immediati, realizzati in contrasto con le finalit\u00e0 delle norme fiscali o con i principi dell\u2019ordinamento tributario\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_2')\">[2]<\/a><\/sup>, semprech\u00e9 non diano luogo alla \u201cviolazione di specifiche disposizioni tributarie\u201d. Escluso quindi che siano penalmente rilevanti le contestazioni di elusione fiscale, rimane a questo punto da capire se non siano penalmente irrilevanti anche altre contestazioni, che pur non essendo formalmente configurate come contestazioni di elusione fiscale, siano tali nella sostanza.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La nullit\u00e0 dei negozi&nbsp;per frode alla legge tributaria<\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019Amministrazione finanziaria in passato ha spesso contestato l\u2019inopponibilit\u00e0 degli effetti dei contratti conclusi dal contribuente al solo scopo di conseguire un risparmio d\u2019imposta, sulla base dell\u2019assunto che tali contratti sarebbero nulli sul piano civilistico.<\/p>\n\n\n\n<p>Tali contestazioni trovano fondamento nell\u2019orientamento elaborato dalla Cassazione in relazione a periodi d\u2019imposta precedenti all\u2019entrata in vigore dell\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000110003ART50',notxt:1})\">37-<em>bis<\/em><\/a>del&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000110003ART0',notxt:1})\">D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600<\/a>&nbsp;(\u201c<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000110003ART0',notxt:1})\">D.P.R. n. 600<\/a>\u201d) e prima della teorizzazione dell\u2019abuso del diritto fiscale secondo cui i negozi che abbiano come scopo essenziale il conseguimento di un vantaggio fiscale e non garantiscano alcun vantaggio economico sono nulli per illiceit\u00e0 della causa ai sensi dell\u2019<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YAC00002933',notxt:1})\">art. 1344 c.c.<\/a>, costituendo il mezzo per eludere norme fiscali imperative. In particolare, la Suprema Corte ha reputato nulli i contratti di acquisto di azioni&nbsp;<em>cum dividendo&nbsp;<\/em>e la loro retrocessione&nbsp;<em>ex dividendo&nbsp;<\/em>nel caso in cui tali operazioni avevano per scopo essenziale il conseguimento del credito d\u2019imposta sui dividendi<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_3')\">[3]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sennonch\u00e9 l\u2019art. 10 della&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('show_list',{mask:'main',keys:'I00YLX0000104869+I00YLX0000157102+I00YLX0000163015+I00YLX0000102116+I00YLX0000141673+I00YLX0000841114',stack_pos:0,notxt:1})\">Legge n. 212<\/a>, prevedendo che \u201cle violazioni di disposizioni di rilievo esclusivamente tributario non possono essere causa di nullit\u00e0 del contratto\u201d, dovrebbe&nbsp;<em>a fortiori<\/em>&nbsp;consentire di escludere che l\u2019elusione di disposizioni tributarie possa essere causa di nullit\u00e0 del contratto. Inoltre, il comma 4 dell\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000100793ART15',notxt:1})\">14<\/a>&nbsp;della&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000100793ART0',notxt:1})\">Legge 24 dicembre 1993, n. 537<\/a>, stabilendo che \u201cnelle categorie di reddito &#8230; devono intendersi ricompresi, se in esse classificabili, i proventi derivanti da fatti, atti o attivit\u00e0 qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo se non gi\u00e0 sottoposti a sequestro o confisca penale\u201d e che \u201ci relativi redditi sono determinati secondo le disposizioni riguardanti ciascuna categoria\u201d, rende applicabile ai componenti di reddito derivanti da atti illeciti il medesimo regime fiscale che sarebbe applicabile ai componenti di reddito derivanti dai corrispondenti atti leciti in quanto i tributi, colpendo le manifestazioni di capacit\u00e0 economica, attribuiscono rilevanza agli effetti dei negozi indipendentemente dalla loro validit\u00e0 giuridica.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque, prima l\u2019art. 37-<em>bis&nbsp;<\/em>e ora l\u2019art. 10-<em>bis<\/em>, considerando inopponibili all\u2019Amministrazione finanziaria i negozi che abbiano come scopo essenziale il conseguimento di un risparmio fiscale indebito e siano privi di sostanza economica, confermano a contrario che i negozi utilizzati come mezzo per eludere norme fiscali imperative non possono reputarsi nulli ai sensi dell\u2019<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YAC00002933',notxt:1})\">art. 1344 c.c.<\/a>&nbsp;in quanto altrimenti tali disposizioni non avrebbero dovuto considerarli ad essa inopponibili perch\u00e9 sarebbero stati gi\u00e0 improduttivi di effetti.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altro canto, \u00e8 orientamento consolidato della Corte di Giustizia in materia IVA che, poich\u00e9 \u201cil principio della neutralit\u00e0 fiscale non consente una distinzione generale fra le operazioni lecite e le operazioni illecite\u201d e quindi \u201cla qualificazione di un comportamento come riprovevole non comporta, di per s\u00e9, una deroga all\u2019imposizione\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_4')\">[4]<\/a><\/sup>, il diritto alla detrazione dell\u2019IVA assolta in relazione a cessioni di beni a titolo oneroso spetta al cessionario, anche se i negozi che hanno dato luogo a tali cessioni sono affetti da nullit\u00e0 assoluta per illiceit\u00e0 della causa<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_5')\">[5]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Peraltro, la nullit\u00e0 dei negozi per illiceit\u00e0 della causa ai sensi dell\u2019<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YAC00002933',notxt:1})\">art. 1344 c.c.<\/a>, ammesso e non concesso che assumesse rilevanza sul piano fiscale, non dovrebbe pi\u00f9 assumere rilevanza sul piano penale in virt\u00f9 della statuizione del comma 1-<em>bis<\/em>&nbsp;dell\u2019art. 4 del&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('show_list',{mask:'main',keys:'I00YLX0000150421+I00YLX0000101754+I00YLX0000140587+I00YLX0000815013+I00YLX0000829258',stack_pos:0,notxt:1})\">D.Lgs. n. 74<\/a>, che impone di non tener conto della \u201cnon deducibilit\u00e0 di componenti negativi reali\u201d. I componenti negativi di reddito derivanti da negozi nulli non possono che ritenersi reali in quanto tali negozi, nel caso in cui siano regolarmente eseguiti, comportano gli effetti economici dei corrispondenti negozi validi. In questo senso merita di essere rilevato che la Cassazione penale \u00e8 dell\u2019avviso che, ai sensi della lett. a) dell\u2019art. 1 del&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('show_list',{mask:'main',keys:'I00YLX0000150421+I00YLX0000101754+I00YLX0000140587+I00YLX0000815013+I00YLX0000829258',stack_pos:0,notxt:1})\">D.Lgs. n. 74<\/a>, per \u201coperazioni non realmente effettuate\u201d devono intendersi le operazioni che producano effetti economici diversi da quelle fatturate, laddove ha rilevato che \u201csi deve invece parlare di operazione inesistente anche quando un\u2019operazione giuridica vi sia, ma debba intendersi non coincidente, sul piano economico, da quella documentata\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_6')\">[6]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque, a ben vedere, le contestazioni di nullit\u00e0 dei negozi per illiceit\u00e0 della causa ai sensi dell\u2019<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YAC00002933',notxt:1})\">art. 1344 c.c.<\/a>&nbsp;si fondano sull\u2019allegazione dei presupposti costitutivi dell\u2019abuso del diritto fiscale in quanto presuppongono che tali negozi siano usati come il mezzo per eludere una norma imperativa fiscale, nel senso che abbiano come scopo essenziale il conseguimento di un risparmio d\u2019imposta da essa vietato. Pertanto, tali contestazioni non possono assumere rilevanza penale in virt\u00f9 della statuizione di irrilevanza penale dell\u2019abuso del diritto fiscale sancita dall\u2019art. 10-<em>bis<\/em>. Tant\u2019\u00e8 vero che la stessa Cassazione ha statuito che la conclusione di un contratto \u201cessenzialmente per il conseguimento di un vantaggio fiscale, quand\u2019anche comportasse la nullit\u00e0 di tale contratto e la sua inopponibilit\u00e0 all\u2019Amministrazione finanziaria, secondo la tesi sostenuta dai giudici di merito, non potrebbe giammai integrare una condotta penalmente rilevante in quanto il nuovo art. 10-<em>bis&nbsp;<\/em>aggiunto alla&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000141673ART0',notxt:1})\">Legge 27 luglio 2000<\/a>, 212&#8230; esclude espressamente che le operazioni che siano prive di sostanza economica e realizzino vantaggi fiscali indebiti possano dar luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi penali tributarie\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_7')\">[7]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019antieconomicit\u00e0 della condotta&nbsp;del contribuente<\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019Amministrazione finanziaria ha fatto talora ricorso anche al c.d. principio di antieconomicit\u00e0, e cio\u00e8 al principio di sindacabilit\u00e0 delle scelte dell\u2019imprenditore non rispondenti ai canoni dell\u2019economia, non solo per contestare operazioni inesistenti, ma anche per disconoscere la deduzione di costi che non sarebbero stati altrimenti sostenuti, nonch\u00e9 la detrazione della IVA relativa, indipendentemente dalla loro inerenza all\u2019esercizio d\u2019impresa, ovvero per recuperare a tassazione proventi che sarebbero stati altrimenti conseguiti<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_8')\">[8]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tali contestazioni trovano fondamento nell\u2019orientamento elaborato dalla Cassazione nel 2000 in relazione a periodi d\u2019imposta antecedenti all\u2019entrata in vigore dell\u2019art. 37-<em>bis&nbsp;<\/em>e prima della teorizzazione dell\u2019abuso del diritto fiscale, secondo cui l\u2019Amministrazione finanziaria \u201cben pu\u00f2 valutare la congruit\u00e0 dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni e procedere a rettifica di queste ultime, anche se non ricorrano irregolarit\u00e0 nella tenuta delle scritture contabili o vizi degli atti giuridici compiuti nell\u2019esercizio di impresa\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_9')\">[9]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Le contestazioni cos\u00ec formulate suscitano gravi perplessit\u00e0 in quanto il&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000110002ART0',notxt:1})\">T.U.I.R.<\/a>&nbsp;aveva inteso ammettere la verifica di congruit\u00e0 dei proventi e dei costi soltanto in casi tassativamente indicati, quali principalmente le operazioni infragruppo fra societ\u00e0 residenti e non residenti, le operazioni di assegnazione di beni ai soci o di destinazione di beni a finalit\u00e0 estranee all\u2019esercizio dell\u2019impresa.<\/p>\n\n\n\n<p>Peraltro le contestazioni di antieconomicit\u00e0 di operazioni realmente esistenti possono ridondare in contestazioni di abuso del diritto fiscale, laddove tali operazioni siano considerate inopponibili all\u2019Amministrazione finanziaria per aver comportato il sostenimento di costi che non sarebbero stati sostenuti ovvero il mancato conseguimento di proventi che sarebbero stati conseguiti in quanto la deduzione di tali costi e la mancata tassazione dei predetti proventi sottende il realizzo di un risparmio d\u2019imposta indebito in mancanza di sostanza economica. \u00c8 significativo rilevare a questo riguardo che la Cassazione ha riconosciuto che \u201cpotr\u00e0 ancora accadere che l\u2019antieconomicit\u00e0 costituisca indizio di abuso del diritto che, com\u2019\u00e8 noto, presuppone un uso \u2018artificioso\u2019 di una forma giuridica e cio\u00e8 l\u2019uso concreto di essa non per l\u2019affare per il quale essa \u00e8 tipicamente prevista, ma per uno scopo diverso, univocamente ed esclusivamente rivolto a perseguire un indebito risparmio fiscale\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_10')\">[10]<\/a><\/sup>&nbsp;e che \u201cl\u2019autonomia dell\u2019impresa non incontra fiscalmente altro limite che quello dell\u2019abuso del diritto\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_11')\">[11]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene le contestazioni di antieconomicit\u00e0 dovrebbero essere considerate penalmente irrilevanti, laddove abbiano ad oggetto elementi attivi o passivi reali, in virt\u00f9 delle statuizioni del comma 1-<em>bis&nbsp;<\/em>dell\u2019art. 4 del&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('show_list',{mask:'main',keys:'I00YLX0000150421+I00YLX0000101754+I00YLX0000140587+I00YLX0000815013+I00YLX0000829258',stack_pos:0,notxt:1})\">D.Lgs. n. 74<\/a>, che impongono di non tenere conto non solo della valutazione di elementi oggettivamente esistenti, ma anche della \u201cnon inerenza\u201d, in quanto per tale sembra doversi intendere un pi\u00f9 generale concetto di inerenza dei componenti di reddito all\u2019esercizio dell\u2019impresa in mancanza di un espresso richiamo del comma 5 dell\u2019<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000110002ART113',notxt:1})\">art. 109 del T.U.I.R.<\/a>&nbsp;Comunque, anche a voler prescindere da tali considerazioni, le predette contestazioni non possono che risultare penalmente irrilevanti, laddove sottendano una contestazione di abuso del diritto fiscale, in virt\u00f9 della statuizione d\u2019irrilevanza penale delle condotte abusive sancita dal comma 13 dell\u2019art. 10-<em>bis<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019interposizione reale di persone&nbsp;nel conseguimento di redditi<\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019Amministrazione finanziaria, soprattutto negli ultimi anni, ha ritenuto di essere legittimata ad imputare i redditi conseguiti sulla base di un valido titolo giuridico da societ\u00e0, anche residenti, regolarmente costituite e gestite da amministratori dotati di poteri ad altri soggetti, sulla base dell\u2019assunto che tali societ\u00e0 sarebbero interposte in quanto scatole vuote prive di una propria organizzazione che non esercitano un\u2019attivit\u00e0 economica.<\/p>\n\n\n\n<p>Tali contestazioni trovano fondamento nell\u2019orientamento della Cassazione secondo cui il comma 3 dell\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000110003ART49',notxt:1})\">37<\/a>&nbsp;del&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000110003ART0',notxt:1})\">D.P.R. n. 600<\/a>&nbsp;consentirebbe di imputare al soggetto interponente i redditi conseguiti dal soggetto interposto, anche se l\u2019interposizione sia reale e non fittizia. In particolare, la Suprema Corte ha statuito che \u201cil fenomeno della simulazione relativa (nell\u2019ambito del quale pu\u00f2 ricomprendersi la interposizione personale fittizia) non esaurisce il campo di applicazione della norma, ben potendo attuarsi lo scopo elusivo mediante operazioni effettive e reali\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_12')\">[12]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sennonch\u00e9 la normativa civilistica e quella fiscale non sembrano considerare come presupposto per l\u2019esistenza giuridica di una societ\u00e0 il possesso di un\u2019organizzazione di beni e persone e l\u2019esercizio di un\u2019attivit\u00e0 economica. In particolare, l\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000650106ART47',notxt:1})\">12<\/a>&nbsp;della&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000650106ART0',notxt:1})\">Direttiva CE 2009\/101\/CE del 16 settembre 2009<\/a>&nbsp;stabilisce, non solo che la nullit\u00e0 deve essere dichiarata in giudizio, ma anche che le societ\u00e0 non sono soggette ad alcuna causa di inesistenza, nullit\u00e0 assoluta, nullit\u00e0 relativa od annullabilit\u00e0 al di fuori dei casi previsti per la violazione dei requisiti relativi alla loro costituzione. Inoltre, l\u2019<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000110002ART85',notxt:1})\">art. 81 del T.U.I.R.<\/a>&nbsp;sancisce la presunzione assoluta secondo cui le societ\u00e0 residenti che abbiano per oggetto principale l\u2019esercizio di attivit\u00e0 commerciale sono titolari di redditi di impresa. Infine, l\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000100783ART30',notxt:1})\">30<\/a>&nbsp;della&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000100783ART0',notxt:1})\">Legge 23 dicembre 1994, n. 724<\/a>, imponendo alle societ\u00e0 commerciali residenti che siano qualificabili come non operative per essere titolari di redditi inferiori a quelli derivanti dall\u2019applicazione dei coefficienti ivi stabiliti di dichiarare un reddito d\u2019impresa minimo, non solo non considera tali societ\u00e0 come interposte, imputando i redditi da loro conseguiti ai soci, ma impone loro di corrispondere le imposte su un reddito presuntivo, anche se non svolgano alcuna attivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma v\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Lo stesso legislatore \u00e8 orientato ad escludere che il comma 3 dell\u2019art. 37 risulti operante anche nei casi di interposizione reale giacch\u00e9 il comma 7 dell\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000819410ART22',notxt:1})\">7<\/a>&nbsp;del&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000819410ART0',notxt:1})\">D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 156<\/a>, c.d. Decreto \u201ccontenzioso tributario\u201d (\u201c<a href=\"javascript:kernel.go('show_list',{mask:'main',keys:'I00YLX0000401168+I00YLX0000773985+I00YLX0000819410',stack_pos:0,notxt:1})\">D.Lgs. n. 156<\/a>\u201d), per la verifica della sussistenza dei relativi presupposti di applicabilit\u00e0, ha ammesso la presentazione del solo interpello ordinario e non anche di quello antiabuso, proprio sulla base dell\u2019assunto che, secondo quanto \u00e8 precisato nella relativa relazione illustrativa (pag. 16), il suo ambito di applicazione \u00e8 circoscritto alla sola \u201cinterposizione fittizia\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_13')\">[13]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Peraltro, al di l\u00e0 delle esposte considerazioni, l\u2019imputazione di redditi di cui sia titolare una societ\u00e0 che soddisfi tutti i requisiti di legge ad altri soggetti sulla base dell\u2019assunto che tale societ\u00e0 sarebbe interposta in quanto priva di sostanza economica ridonda, in realt\u00e0, in una contestazione di abuso del diritto fiscale in quanto si traduce in un\u2019eccezione di abuso della forma societaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Tant\u2019\u00e8 che l\u2019Agenzia delle entrate, nella circolare n. 32\/E\/2011, ha riconosciuto che le condotte di interposizione reale di societ\u00e0 comunitarie nell\u2019incasso di dividendi per fruire della ritenuta ridotta dell\u20191,375% danno luogo ad un abuso del diritto fiscale. Ed infatti l\u2019Agenzia, nella predetta circolare, ha sostenuto che danno luogo \u201cad ipotesi di illecito commesso dal contribuente, nella forma dell\u2019abuso di forme giuridiche\u201d tanto \u201ci fenomeni di interposizione reale realizzati&#8230; attraverso \u2018insediamenti\u2019 (\u2018societ\u00e0&nbsp;<em>conduit\u2019<\/em>)\u201d che si configurano \u201cnel caso in cui lo stabilimento in uno Stato UE della societ\u00e0 titolare della partecipazione nella societ\u00e0 italiana sia connotato dall\u2019assenza di una effettiva attivit\u00e0 e di una reale struttura\u201d, quanto quelli \u201cattraverso \u2018transazioni\u2019 (\u2018operazioni&nbsp;<em>conduit<\/em>\u2019)\u201d, che si configurano \u201ctramite operazioni di trasferimento temporaneo consistenti nell\u2019acquisto delle azioni&nbsp;<em>cum cedola&nbsp;<\/em>e nella successiva retrocessione delle medesime azioni&nbsp;<em>ex cedola&nbsp;<\/em>e, esplicitamente o implicitamente, dei relativi frutti (<em>manufactured dividend<\/em>) a vantaggio di una identificata controparte non legittimata a godere del trattamento fiscale dei dividendi intracomunitari\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ancora, la Cassazione ha sostenuto, non solo che il comma 3 dell\u2019art. 37 \u201cha evidenti finalit\u00e0 antielusive &#8211; nel senso che mira ad impedire che, attraverso operazioni commerciali compiute mediante negozi giuridici conformi all\u2019ordinamento giuridico, si realizzi lo scopo di sottrarre alla corretta tassazione, in tutto od in parte, il reddito prodotto ed imputabile al medesimo soggetto giuridico&#8230; essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante (perch\u00e9 non sorretto da valutazioni economiche diverse dal profilo fiscale) di un legittimo strumento giuridico, che consenta di eludere l\u2019applicazione del regime fiscale proprio dell\u2019operazione che costituisce il presupposto d\u2019imposta&#8230;\u201d, ma anche che il \u201cprincipio antielusivo accolto\u201d da tale disposizione \u201cnon permette la divergenza fra il possessore reale del reddito e quello apparente, ancorch\u00e9 essa derivi dall\u2019interposizione di un terzo, quale espressione di una regola generale, desumibile dal concetto di abuso del diritto elaborato dalla giurisprudenza comunitaria e sotteso all\u2019<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YAC00009885',notxt:1})\">art. 53 Cost.<\/a>, laddove menziona la capacit\u00e0 contributiva e la progressivit\u00e0 dell\u2019imposizione\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_14')\">[14]<\/a><\/sup>. Di conseguenza, le contestazioni di interposizione reale di societ\u00e0 nel conseguimento di proventi imputabili ad altri soggetti, postulando l\u2019integrazione dei presupposti dell\u2019abuso del diritto fiscale, sono da ritenere penalmente irrilevanti ai sensi del comma 13 dell\u2019art. 10-<em>bis<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019esterovestizione di societ\u00e0<\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019Amministrazione finanziaria ha spesso contestato che le societ\u00e0 con sede legale in uno Stato estero, anche se dispongano di un consiglio di amministrazione che sia prevalentemente composto da soggetti non residenti e assuma all\u2019estero le sue delibere, abbiano in realt\u00e0 stabilito la sede dell\u2019amministrazione in Italia e siano ivi residenti fiscalmente per il semplice fatto che gli impulsi decisionali siano assunti nel territorio dello Stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Le contestazioni cos\u00ec formulate risultano chiaramente infondate. \u00c8 orientamento della Cassazione tributaria che la sede dell\u2019amministrazione, \u201cin quanto contrapposta alla \u2018sede legale\u2019, deve ritenersi coincidente con quella di \u2018sede effettiva\u2019 (di matrice civilistica), intesa come il luogo ove hanno concreto svolgimento le attivit\u00e0 amministrative e di direzione dell\u2019ente e si convocano le assemblee, e cio\u00e8 il luogo deputato, o stabilmente utilizzato, per l\u2019accentramento &#8211; nei rapporti interni e con i terzi &#8211; degli organi e degli Uffici societari in vista del compimento degli affari e dell\u2019impulso dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019ente (<em>ex aliis<\/em>, Cass. nn. 3604\/1984, 5359\/1988, 497\/1997, 7037\/2004, 6021\/2009)\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_15')\">[15]<\/a><\/sup>. Inoltre, la Cassazione penale ha di recente statuito che \u201cidentificare&nbsp;<em>tout court<\/em>&nbsp;la sede amministrativa della societ\u00e0 controllata con il luogo nel quale si assumono le decisioni strategiche o dal quale partono gli impulsi decisionali pu\u00f2 in questi casi comportare conseguenze aberranti ove esso dovesse identificarsi con la sede della societ\u00e0 controllante, in evidente contrasto con le ragioni stesse della politica del gruppo e le esigenze sottese al suo controllo\u201d. Ed infatti, la sede dell\u2019amministrazione di societ\u00e0 deve essere identificata \u201c&#8230; nel centro effettivo di direzione e di svolgimento della sua attivit\u00e0, ove cio\u00e8 risiedono gli amministratori, sia convocata e riunita l\u2019assemblea sociale, si trovino coloro che hanno il potere di rappresentare la societ\u00e0, il luogo deputato o stabilmente utilizzato per l\u2019accentramento dei rapporti interni e con i terzi in vista del compimento degli affari e della propulsione dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019ente e nel quale hanno concreto svolgimento le attivit\u00e0 amministrative e di direzione dell\u2019ente ed ove operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_16')\">[16]<\/a><\/sup>. Pertanto, la contestazione di fittiziet\u00e0 della residenza fiscale di societ\u00e0 che abbiano stabilito all\u2019estero la sede dell\u2019amministrazione, e cio\u00e8 il luogo di assunzione delle decisioni degli organi sociali, sulla base dell\u2019assunto che gli impulsi decisionali provengono dall\u2019Italia, ridonda in una contestazione di abuso del diritto fiscale in quanto comporta l\u2019allegazione di non rispondenza della sede dell\u2019amministrazione sostanziale a quella formale. Non a caso la Cassazione tributaria ha sostenuto che \u201cper esterovestizione&#8230; si intende la fittizia localizzazione della residenza fiscale di una societ\u00e0 all\u2019estero, in particolare in un Paese con un trattamento fiscale pi\u00f9 vantaggioso di quello nazionale, allo scopo, ovviamente, di sottrarsi al pi\u00f9 gravoso regime nazionale\u201d e che \u201csi tratta di un tipico fenomeno di abuso del diritto\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_17')\">[17]<\/a><\/sup>, mentre la Cassazione penale ha affermato di condividere tale orientamento<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_18')\">[18]<\/a><\/sup>. Di conseguenza, le contestazioni di esterovestizione di societ\u00e0 che abbiano soddisfatto i presupposti formali per il radicamento della loro residenza fiscale all\u2019estero, ridondando in contestazioni di abuso del diritto fiscale, devono ritenersi penalmente irrilevanti ai sensi del comma 13 dell\u2019art. 10-<em>bis<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019inosservanza&nbsp;di norme antielusive specifiche<\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019Amministrazione finanziaria ha sempre contestato come condotte di evasione l\u2019inosservanza di norme antielusive specifiche, e cio\u00e8 di norme che escludono la spettanza di regimi di favore al ricorrere di specifici indici, quali ad esempio il divieto di riporto delle perdite fiscali nel caso di fusioni di c.d. bare fiscali sancito dal comma 7 dell\u2019<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000110002ART176',notxt:1})\">art. 172 del T.U.I.R.<\/a>&nbsp;Tali norme sono state tradizionalmente considerate come precettive dal previgente comma 8 dell\u2019art. 37-<em>bis<\/em>, posto che tale disposizione consentiva di disapplicarle soltanto dietro risposta positiva all\u2019istanza di interpello<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_19')\">[19]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sennonch\u00e9 il comma 2 dell\u2019art. 1 del&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('show_list',{mask:'main',keys:'I00YLX0000401168+I00YLX0000773985+I00YLX0000819410',stack_pos:0,notxt:1})\">D.Lgs. n. 156<\/a>, stabilendo che \u201cil contribuente interpella l\u2019Amministrazione finanziaria per la disapplicazione di norme tributarie\u201d antielusive specifiche e che \u201cnei casi in cui non sia stata resa risposta favorevole, resta comunque ferma la possibilit\u00e0 per il contribuente di fornire la dimostrazione di cui al periodo precedente anche ai fini dell\u2019accertamento in sede amministrativa e contenziosa\u201d, sembra aver riconosciuto la loro natura procedimentale, quantomeno nel caso in cui sia stata presentata istanza di interpello. Con la conseguenza che tali norme possono ora fondare solo una presunzione relativa della sussistenza dei presupposti dell\u2019abuso del diritto fiscale, che il contribuente pu\u00f2 superare dimostrando in giudizio l\u2019insussistenza di tali presupposti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il riconoscimento della natura procedimentale delle norme antielusive specifiche dovrebbe ritenersi esteso anche ai casi di mancata presentazione dell\u2019istanza di interpello. Il legislatore delegato, nella relazione illustrativa del comma 2 dell\u2019art. 1 del&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('show_list',{mask:'main',keys:'I00YLX0000401168+I00YLX0000773985+I00YLX0000819410',stack_pos:0,notxt:1})\">D.Lgs. n. 156<\/a>, ha infatti precisato che \u201cla presentazione dell\u2019istanza di interpello ovvero la mancata presentazione non pregiudicano, in alcun caso, la possibilit\u00e0 per il contribuente di fornire la dimostrazione della spettanza della disapplicazione anche nelle successive fasi dell\u2019accertamento amministrativo e del contenzioso\u201d. Del resto, la Cassazione gi\u00e0 prima dell\u2019introduzione della predetta disposizione, affrontando la questione relativa all\u2019obbligatoriet\u00e0 della presentazione dell\u2019istanza di interpello disapplicativo della disciplina delle societ\u00e0 di comodo, aveva affermato, in via pi\u00f9 generale, che \u201cla procedura di interpello di cui al&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000110003ART0',notxt:1})\">D.P.R. n. 600\/1973,<\/a>&nbsp;art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000110003ART50',notxt:1})\">37-<em>bis<\/em>, comma 8<\/a>,&#8230; non costituisce una via obbligata per il superamento della presunzione posta a carico del contribuente stesso dalle disposizioni antielusive\u201d e che \u201cquindi al contribuente \u00e8 sempre consentito fornire in giudizio la prova delle condizioni che consentono di superare la presunzione posta dalla legge a suo danno\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_20')\">[20]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il riconoscimento della natura procedimentale delle norme antielusive specifiche sembra comportare l\u2019irrilevanza penale delle contestazioni fondate sulla loro inosservanza in quanto la condanna del contribuente per il delitto di infedele dichiarazione richiederebbe la prova da parte dell\u2019accusa della sussistenza dei presupposti dell\u2019abuso del diritto fiscale. \u00c8 infatti orientamento della Cassazione penale che \u201cle presunzioni tributarie, seppure possano dar luogo ad una notizia di reato, non possono, poi, assumere di per s\u00e9 valore di prova nel giudizio penale, nel quale vengono meno l\u2019inversione dell\u2019onere della prova e le limitazioni alla prova poste dalla legge tributaria\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_21')\">[21]<\/a><\/sup>&nbsp;e che il giudice penale pu\u00f2 \u201cavvalersi degli stessi elementi che determinano presunzioni secondo la disciplina tributaria, a condizione per\u00f2 che detti elementi siano assunti non con l\u2019efficacia di certezza legale, ma come dati processuali oggetto di libera valutazione ai fini probatori\u201d che, \u201cper assurgere a dignit\u00e0 di prova, devono trovare oggettivo riscontro o in distinti elementi di prova ovvero in altre presunzioni, purch\u00e9 siano gravi, precise e concordanti\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_22')\">[22]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia di avviso contrario \u00e8 parso il Governo a pag. 11 della relazione illustrativa dell\u2019art. 10-<em>bis<\/em>, laddove ha rilevato che \u201cresta&#8230; impregiudicata la possibilit\u00e0 di ravvisare illeciti penali&#8230; nelle operazioni contrastanti con disposizioni specifiche che perseguano finalit\u00e0 antielusive (ad esempio, negando deduzioni o benefici fiscali, la cui indebita autoattribuzione da parte del contribuente potrebbe ben integrare taluno dei delitti in dichiarazione)\u201d, ma tale precisazione non sembra tenere conto della nuova disciplina degli interpelli disapplicativi introdotta dal&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('show_list',{mask:'main',keys:'I00YLX0000401168+I00YLX0000773985+I00YLX0000819410',stack_pos:0,notxt:1})\">D.Lgs. n. 156<\/a>, essendo tale Decreto stato approvato solo successivamente al&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000817602ART0',notxt:1})\">D.Lgs. n. 128\/2015<\/a>. Pertanto, sembrano esistere validi argomenti per affermare che anche le contestazioni dell\u2019inosservanza di norme antielusive specifiche non assumano rilevanza penale ai sensi del comma 13 dell\u2019art. 10-<em>bis<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Considerazioni conclusive<\/h3>\n\n\n\n<p>In definitiva, la nuova statuizione di non punibilit\u00e0 dell\u2019elusione fiscale contenuta nel comma 13 dell\u2019art. 10-<em>bis&nbsp;<\/em>comporta l\u2019irrilevanza penale, non solo delle contestazioni di elusione, ma anche di quelle contestazioni che, pur non essendo presentate come tali, si concretino nel disconoscimento degli effetti giuridici di atti che presentino una forma giuridica rispondente alla fattispecie legale sulla base dell\u2019assunto che tali atti siano privi della relativa sostanza economica, avendo per scopo essenziale il conseguimento di un risparmio d\u2019imposta indebito<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_23')\">[23]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Note:<\/h4>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_1')\">[1]<\/a><\/sup>&nbsp;L\u2019art. 10-<em>bis<\/em>&nbsp;non parrebbe a prima vista richiedere che le operazioni poste in essere dal contribuente abbiano&nbsp;<em>ex ante<\/em>&nbsp;per scopo l\u2019ottenimento di un risparmio d\u2019imposta indebito in quanto \u00e8 letteralmente formulata nel senso di considerare sufficiente che tali operazioni abbiano consentito&nbsp;<em>ex post<\/em>&nbsp;il realizzo di tale risparmio d\u2019imposta.&nbsp;Sennonch\u00e9 un\u2019interpretazione costituzionalmente orientata di tale disposizione impone di ritenere che tale requisito sia ancora previsto, posto che la delega vincolava il Governo, non solo ad attuare la revisione del sistema fiscale nel rispetto del diritto della UE, tenendo conto quindi dell\u2019orientamento della Corte di Giustizia secondo cui l\u2019abuso del diritto presuppone \u201clo scopo di ottenimento di un vantaggio fiscale\u201d, ma anche a \u201cconsiderare lo scopo di ottenere indebiti vantaggi fiscali come causa prevalente dell\u2019operazione abusiva\u201d. Del resto, lo stesso Governo nella relazione illustrativa ha riconosciuto che il perseguimento dei vantaggi fiscali indebiti \u201cdeve essere stato lo scopo essenziale della condotta stessa\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_2')\">[2]<\/a><\/sup>&nbsp;La qualificazione come vantaggi fiscali indebiti dei \u201cbenefici&#8230; realizzati in contrasto con le finalit\u00e0 delle norme fiscali o con i principi dell\u2019ordinamento tributario\u201d rischia di trasformare l\u2019art. 10-<em>bis<\/em>&nbsp;in una norma impositiva parzialmente \u201cin bianco\u201d in quanto le \u201cfinalit\u00e0\u201d delle norme fiscali non sono di regola individuate, non solo nel testo normativo, ma anche nei relativi lavori preparatori, mentre i principi relativi ai singoli tributi non sono di regola codificati.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_3')\">[3]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass., Sez. trib., 26 ottobre 2005, n. 20816, Id., 14 novembre 2005, n. 22932 e Id., SS.UU., 26 giugno 2009, n. 15029, seppur solo incidentalmente anche Cass., Sez. trib., 26 febbraio 2014, n. 4618.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_4')\">[4]<\/a><\/sup>&nbsp;CGE 29 giugno 2000, causa C-455\/98, Salumets, nello stesso senso CGE 29 giugno 1999, causa C-158\/98, Coffeeshop Siberi\u00eb e 11 giugno 1998, causa C-283\/95, Fischer.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_5')\">[5]<\/a><\/sup>&nbsp;CGE 6 luglio 2006 C-439\/04 e C-440\/04, Kittel e Recolta Recycling.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_6')\">[6]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. pen. 6 settembre 2013, n. 36859 e Cass. 4 marzo 2008, n. 13975.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_7')\">[7]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. 7 ottobre 2015, n. 40272.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_8')\">[8]<\/a><\/sup>&nbsp;\u00c8 stato ad esempio contestato che un\u2019operazione di acquisto mediante indebitamento delle partecipazioni possedute da soci persone fisiche in una societ\u00e0&nbsp;<em>holding<\/em>&nbsp;da parte di altra societ\u00e0&nbsp;<em>holding<\/em>&nbsp;controllata dagli stessi soci posta in essere per inserire una&nbsp;<em>sub<\/em>&#8211;<em>holding<\/em>&nbsp;nella catena di controllo sia antieconomica e pertanto siano indeducibili gli oneri finanziari derivanti da tale indebitamento.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_9')\">[9]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. 30 ottobre 2001, n. 13478; nello stesso senso fra le tante: Cass. 27 settembre 2000, n. 12813; Id., 9 febbraio 2001, n. 1821, Id., 17 settembre 2001, n. 11645, Id., 23 aprile 2002, n. 10802, Id., 3 maggio 2002, n. 6337, Id., 22 maggio 2002, n. 7487; Id., 6 dicembre 2011, n. 26167; Id., 20 gennaio 2015, n. 1010; Id., 4 marzo 2016, n. 4345.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_10')\">[10]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. 27 settembre 2013, n. 22132.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_11')\">[11]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. 4 marzo 2016, n. 4345.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_12')\">[12]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. 10 giugno 2011, n. 12788, nello stesso senso, fra le altre: Cass. 30 dicembre 2015, nn. 26057 e 26058; Id., 28 ottobre 2015, n. 21952; Id., 9 ottobre 2015, n. 20250; Id., 25 marzo 2015, n. 5937, Id., 8 ottobre 2014, n. 21190, Id., 10 gennaio 2013, n. 450; Id., 10 gennaio 2013, n. 449, Id., 9 dicembre 2009, n. 25726;&nbsp;<em>contra<\/em>&nbsp;Cass. 15 aprile 2011, n. 8671 e Id., 3 aprile 2000, n. 3979.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_13')\">[13]<\/a><\/sup>&nbsp;Il mantenimento a pag. 6 della relazione illustrativa della precisazione secondo cui l\u2019interpello antiabuso che \u201ccostituisce il nuovo strumento \u2026 attraverso il quale il contribuente pu\u00f2 chiedere all\u2019amministrazione se le operazioni che intende realizzare costituiscano fattispecie di abuso del diritto \u2026 &#8211; anche in considerazione del comune fondamento &#8211; pu\u00f2 essere attivato dal contribuente per conoscere il parere dell\u2019amministrazione in relazione alle ipotesi di interposizione, ai sensi del comma 3 dell\u2019art. 37\u201d a questo punto deve essere considerata come frutto di un mero refuso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_14')\">[14]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. 30 dicembre 2015, nn. 26057 e 26058.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_15')\">[15]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. 7 febbraio 2013, n. 2869.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_16')\">[16]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. 30 ottobre 2015, n. 43809.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_17')\">[17]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. 7 febbraio 2013, n. 2869.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_18')\">[18]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. 8 ottobre 2014, n. 41947.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_19')\">[19]<\/a><\/sup>&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000646063ART0',notxt:1})\">Risoluzione 30 giugno 2009, n. 168\/E<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_20')\">[20]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. n. 16183\/2014.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_21')\">[21]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. pen. 22 novembre 2011, n. 7739.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_22')\">[22]<\/a><\/sup>&nbsp;Cass. 2 ottobre 2014, n. 2006.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_23')\">[23]<\/a><\/sup>&nbsp;Sebbene in materia di imposta di registro non siano previste sanzioni penali si rileva anche che la riqualificazione ai fini di tale imposta delle operazioni di conferimento di un ramo di azienda in una societ\u00e0 di capitali e della successiva cessione della partecipazione di controllo nella predetta societ\u00e0 ad altra societ\u00e0 come una vendita di ramo di azienda da parte della cedente a favore della societ\u00e0 cessionaria della partecipazione ridonda in una contestazione di abuso del diritto fiscale per il fatto che comporta il disconoscimento degli effetti giuridici di tali atti, essendo indubbio che tale ramo di azienda \u00e8 giuridicamente acquistato in via esclusiva dalla societ\u00e0 di capitali conferitaria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a href=\"https:\/\/escalar.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/N29-Nuovo-delitto-di-infedele-dichiarazione-e-irrilevanza-penale-dellelusione.pdf\">Scarica la Pubblicazione<\/a><a href=\"https:\/\/escalar.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/N29-Nuovo-delitto-di-infedele-dichiarazione-e-irrilevanza-penale-dellelusione.pdf\" class=\"wp-block-file__button\" download=\"\">Download<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Corr. 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