{"id":9214,"date":"2019-03-01T00:00:15","date_gmt":"2019-02-28T23:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/escalar.it\/?p=9214"},"modified":"2023-06-09T18:29:09","modified_gmt":"2023-06-09T17:29:09","slug":"per-una-rilettura-critica-della-nozione-unionale-di-abuso-del-diritto-fiscale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/escalar.it\/en\/pubblicazioni\/per-una-rilettura-critica-della-nozione-unionale-di-abuso-del-diritto-fiscale\/9214\/","title":{"rendered":"Per una rilettura critica della nozione unionale di abuso del diritto fiscale"},"content":{"rendered":"<style type=\"text\/css\" data-type=\"vc_cmsms_shortcodes-custom-css\"><\/style>\n<pre class=\"wp-block-preformatted\"><em>Corr. Trib. 2019, p. 291 e segg.<\/em> <\/pre>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>La Corte di giustizia UE ha elaborato una nozione unitaria di abuso del diritto unionale in materia fiscale, che si articola, da una parte, in un presupposto soggettivo costituito dallo&nbsp;<\/em><strong><em>scopo&nbsp;<\/em><\/strong><em>essenziale di ottenere un&nbsp;<\/em><strong><em>vantaggio fiscale<\/em><\/strong><em>&nbsp;desumibile dalla presenza di una&nbsp;<\/em><strong><em>costruzione<\/em><\/strong><em>&nbsp;di&nbsp;<\/em><strong><em>puro artificio non<\/em><\/strong><em>&nbsp;giustificata da&nbsp;<\/em><strong><em>ragioni commerciali<\/em><\/strong><em>&nbsp;e, dall\u2019altra, in un presupposto oggettivo costituito dalla&nbsp;<\/em><strong><em>contrariet\u00e0<\/em><\/strong><em>&nbsp;di tale vantaggio alle&nbsp;<\/em><strong><em>finalit\u00e0&nbsp;<\/em><\/strong><em>delle pertinenti&nbsp;<\/em><strong><em>disposizioni<\/em><\/strong><em>. Tuttavia, tale unitaria nozione non sembra esser stata posta a base delle norme antielusive delle pi\u00f9 recenti direttive, in quanto esse non impongono pi\u00f9 di desumere il predetto scopo dalla presenza di una costruzione di puro artificio, ma dall\u2019assenza di valide ragioni commerciali.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Riferimenti<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Direttiva CEE 23 luglio 1990 n. 90\/434\/CEE, Articolo 11<\/li>\n\n\n\n<li>Direttiva CEE 3 giugno 2003 n. 2003\/49\/CE, Articolo 5 <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Il diritto unionale prevede distinte nozioni di abuso del diritto in materia fiscale. Oltre alle nozioni di abuso della normativa unionale e di abuso delle libert\u00e0 fondamentali sancite dal TFUE elaborate dalla CGE, sono state introdotte specifiche nozioni di abuso nelle norme antiabuso delle Direttive in materia di imposte dirette. Con il presente contributo cercher\u00f2 di fornire una rilettura critica di queste nozioni.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La nozione di abuso del diritto unionale\u00a0nella giurisprudenza della CGE<\/h3>\n\n\n\n<p>La CGE ha sempre ripetuto che la pianificazione fiscale risulta legittima in quanto i contribuenti sono liberi di scegliere le operazioni che presentino il carico fiscale meno oneroso. A suo avviso, \u201cquando il soggetto passivo ha la scelta tra due operazioni, non \u00e8 obbligato a scegliere quella che implica un maggiore pagamento di IVA, ma, al contrario, ha il diritto di scegliere la forma di conduzione degli affari che gli permette di ridurre la sua contribuzione fiscale\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_1')\">[1]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, la libert\u00e0 dei contribuenti trova un limite nel divieto di abuso della normativa unionale atteso che tale normativa \u201cnon pu\u00f2 &#8230; estendersi fino a comprendere i comportamenti abusivi degli operatori economici, vale a dire operazioni realizzate non nell\u2019ambito di transazioni commerciali normali, bens\u00ec al solo scopo di beneficiare abusivamente dei vantaggi previsti dal diritto comunitario\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_2')\">[2]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il divieto di abuso in materia di IVA \u201cnon costituisce una norma stabilita da una direttiva ma trova il proprio fondamento nella costante giurisprudenza&#8230;\u201d. E infatti \u201cil diniego di un diritto o di un beneficio in ragione di fatti abusivi o fraudolenti non \u00e8 altro che la mera conseguenza della constatazione secondo la quale, in caso di frode o di abuso di diritto, le condizioni oggettive richieste ai fini dell\u2019ottenimento del vantaggio che si vuole conseguire non sono, in realt\u00e0, soddisfatte e &#8230; pertanto, &#8230; non necessita di una base giuridica specifica\u201d, cosicch\u00e9 il divieto di abuso \u201cha carattere generale per natura inerente ai principi generali del diritto dell\u2019Unione\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_3')\">[3]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>La CGE ha sostenuto che l\u2019abuso del diritto unionale in materia d\u2019IVA \u00e8 configurabile solo se ricorrano due presupposti, uno oggettivo e l\u2019altro soggettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il presupposto oggettivo \u00e8 che le operazioni contestate abbiano consentito di fruire di un vantaggio fiscale il cui conseguimento, pur non comportando la violazione delle disposizioni che lo prevedano, sia indebito per il fatto che sia contrario all\u2019obiettivo da loro perseguito. La CGE ha infatti statuito che le operazioni controverse, \u201cnonostante l\u2019applicazione formale delle condizioni previste dalle pertinenti disposizioni&#8230;\u201d, devono \u201cprocurare un vantaggio fiscale la cui concessione sarebbe contraria all\u2019obiettivo perseguito da queste stesse disposizioni\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_4')\">[4]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Peraltro tale giudice ha escluso che sia indebita non solo la fruizione di un\u2019aliquota IVA inferiore<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_5')\">[5]<\/a><\/sup>, il differimento nel pagamento dell\u2019IVA<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_6')\">[6]<\/a><\/sup>, ma anche la fruizione in uno Stato membro della detrazione dell\u2019IVA sugli acquisti di beni utilizzati per la prestazione di servizi di locazione in un altro Stato membro non soggetti ad IVA n\u00e9 nello Stato del prestatore, n\u00e9 in quello del destinatario per la difforme qualificazione di tali servizi<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_7')\">[7]<\/a><\/sup>&nbsp;poich\u00e9, \u201cquando un soggetto passivo si avvale &#8230; di un\u2019\u2018anomalia\u2019 o di un\u2019incoerenza nel sistema IVA dovute, tuttavia, al sistema stesso o, pi\u00f9 esattamente, a differenze nell\u2019applicazione di tale sistema negli Stati membri interessati, tale \u2018uso\u2019 da parte del soggetto passivo non costituisce necessariamente un \u2018abuso\u2019\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_8')\">[8]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la CGE, perch\u00e9 sia integrato il presupposto soggettivo, \u00e8 necessario che da elementi oggettivi risulti che le operazioni contestate abbiano essenzialmente lo scopo di conseguire un vantaggio fiscale. Pertanto, il presupposto soggettivo non \u00e8 identificabile nello scopo effettivamente perseguito tramite le predette operazioni e cio\u00e8 nelle motivazioni personali del contribuente, bens\u00ec nello scopo che le operazioni medesime siano oggettivamente dirette a perseguire, cos\u00ec come desumibile dalle circostanze di fatto in cui siano state poste in essere.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, la CGE, pur avendo usato formule difformi<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_9')\">[9]<\/a><\/sup>, non richiede che il conseguimento del vantaggio fiscale sia lo scopo esclusivo delle operazioni contestate, ma considera sufficiente che ne sia lo scopo essenziale<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_10')\">[10]<\/a><\/sup>. Essa, quando ha rilevato che \u201cle operazioni &#8230; avevano l\u2019unico scopo di procurare un vantaggio fiscale &#8230; non ha trasformato tale circostanza in una condizione per l\u2019esistenza di una pratica abusiva, ma ha semplicemente sottolineato che &#8230; la soglia minima che consente di qualificare una pratica come abusiva era addirittura superata\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_11')\">[11]<\/a><\/sup>. Ragion per cui non \u00e8 sufficiente che il conseguimento del vantaggio fiscale sia solo uno degli scopi principali delle operazioni contestate qualora tali operazioni perseguano anche uno scopo economico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il conseguimento del vantaggio fiscale \u00e8 lo scopo essenziale delle operazioni contestate, se tali operazioni non sarebbero state realizzate in mancanza di tale vantaggio, posto che \u201cil divieto di comportamenti abusivi non vale pi\u00f9 ove le operazioni di cui trattasi possano spiegarsi altrimenti che con il mero conseguimento di vantaggi fiscali\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_12')\">[12]<\/a><\/sup>. Tali operazioni non devono dunque essere giustificate da ragioni diverse dal conseguimento di un vantaggio fiscale<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_13')\">[13]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scopo essenziale delle operazioni contestate \u00e8 identificabile nel conseguimento di un vantaggio fiscale se tali operazioni non costituiscono \u201ctransazioni commerciali normali\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_14')\">[14]<\/a><\/sup>&nbsp;nel senso che risultano<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_15')\">[15]<\/a><\/sup>&nbsp;\u201ccostruzioni puramente fittizie\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_16')\">[16]<\/a><\/sup>, o \u201cdi puro artificio, prive di effettivit\u00e0 economica\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_17')\">[17]<\/a><\/sup>&nbsp;o \u201cnon rispondenti all\u2019effettivit\u00e0 economica e commerciale\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_18')\">[18]<\/a><\/sup>. D\u2019altro canto, \u201caffinch\u00e9 una normativa nazionale possa essere considerata come diretta a evitare le frodi e gli abusi, il suo scopo specifico dev\u2019essere quello di ostacolare comportamenti consistenti nel creare costruzioni puramente artificiose, prive di effettivit\u00e0 economica\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_19')\">[19]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per stabilire se le transazioni siano configurabili come di puro artificio non \u00e8 rilevante se costituiscano l\u2019oggetto della normale attivit\u00e0 del contribuente<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_20')\">[20]<\/a><\/sup>, bens\u00ec se siano anormali in s\u00e9<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_21')\">[21]<\/a><\/sup>. Di conseguenza, le transazioni possono essere considerate tali se, ad esempio, sono state poste in essere fra parti legate da nessi giuridici, economici o personali, a condizioni non di mercato<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_22')\">[22]<\/a><\/sup>&nbsp;o senza assumere i relativi rischi e responsabilit\u00e0<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_23')\">[23]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Non costituiscono elementi di per s\u00e9 atti a configurare una costruzione di puro artificio l\u2019amministrazione di beni delle societ\u00e0 figlie<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_24')\">[24]<\/a><\/sup>, l\u2019assunzione del ruolo di amministratore, unico socio e creatore di&nbsp;<em>know how<\/em>&nbsp;di una societ\u00e0, il ricorso a subcontraenti per la prestazione di servizi<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_25')\">[25]<\/a><\/sup>, il sostenimento di \u201ccosti di gestione a sei cifre\u201d e \u201ccosti di locazione e di personale esigui a fronte di costi di consulenza elevati\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_26')\">[26]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esistenza di valide ragioni commerciali esclude la configurabilit\u00e0 di una costruzione di puro artificio. Pertanto, l\u2019essenzialit\u00e0 dello scopo di ottenere un vantaggio tributario \u00e8 comprovata dal ricorso ad una costruzione di puro artificio e la sussistenza di tale costruzione \u00e8 esclusa dalla presenza di ragioni commerciali.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2012 la Commissione UE, per \u201ccontrastare le pratiche di pianificazione fiscale aggressiva che non rientrano nell\u2019ambito di applicazione delle norme nazionali specifiche intese a combattere l\u2019elusione fiscale\u201d, ha inviato agli Stati Membri una Raccomandazione con cui li ha invitati ad \u201cadottare una norma generale antiabuso adattata alle situazioni nazionali, alle situazioni transfrontaliere limitate all\u2019Unione e alle situazioni che coinvolgono paesi terzi\u201d,che recepisce gli orientamenti della CGE.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, tale organismo, dopo aver premesso che tale norma dovrebbe prevedere che \u201cuna costruzione di puro artificio o una serie artificiosa di costruzioni &#8230; posta in essere essenzialmente allo scopo di eludere l\u2019imposizione e che comporti un vantaggio fiscale deve essere ignorata\u201d, ha precisato non solo che \u201cla finalit\u00e0 di una costruzione o di una serie di costruzioni artificiose consiste nell\u2019eludere l\u2019imposizione quando, a prescindere da eventuali intenzioni personali del contribuente, contrasta con l\u2019obiettivo, lo spirito e la finalit\u00e0 delle disposizioni fiscali che sarebbero altrimenti applicabili\u201d, ma anche che \u201cuna costruzione o una serie di costruzioni \u00e8 artificiosa se manca di sostanza commerciale\u201d per il fatto che, in alternativa:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201ca) la qualificazione giuridica &#8230; non \u00e8 coerente con il fondamento giuridico della costruzione nel suo insieme;<\/p>\n\n\n\n<p>b) &#8230; \u00e8 posta in essere in un modo che non sarebbe normalmente impiegato in &#8230; un comportamento ragionevole in ambito commerciale;<\/p>\n\n\n\n<p>c) &#8230; comprende elementi che hanno l\u2019effetto di compensarsi o di annullarsi reciprocamente;<\/p>\n\n\n\n<p>d) le operazioni concluse sono di natura circolare;<\/p>\n\n\n\n<p>e) comporta un significativo vantaggio fiscale, di cui, tuttavia, non si tiene conto nei rischi commerciali assunti dal contribuente o nei suoi flussi di cassa;<\/p>\n\n\n\n<p>f) le previsioni di utili al lordo delle imposte sono insignificanti rispetto all\u2019importo dei previsti vantaggi fiscali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Pertanto, un\u2019operazione d\u00e0 luogo ad un abuso del diritto in materia fiscale soltanto se \u00e8 stata posta in essere essenzialmente allo scopo di conseguire un vantaggio fiscale in quanto tale operazione sia una costruzione di puro artificio priva di effettivit\u00e0 economica, che non sia giustificata da ragioni commerciali e se tale vantaggio fiscale sia contrario alla finalit\u00e0 delle pertinenti disposizioni.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La nozione di abuso della libert\u00e0\u00a0di stabilimento in materia fiscale<\/h3>\n\n\n\n<p>La CGE ha sempre escluso che l\u2019insediamento di una societ\u00e0 controllata in un altro Stato membro possa dar luogo ad un abuso della libert\u00e0 di stabilimento sancita dagli artt. 49 e 54 del TFUE, anche se sia giustificato dallo scopo di fruire del suo pi\u00f9 favorevole regime giuridico in quanto la sua fruizione costituisce una modalit\u00e0 di esercizio di tale libert\u00e0 e quindi non pu\u00f2 essere considerata indebita perch\u00e9 risponde allo scopo per cui tale libert\u00e0 \u00e8 riconosciuta<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_27')\">[27]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, tale giudice ha ritenuto che l\u2019insediamento di una societ\u00e0 controllata in un altro Stato membro non possa dar luogo ad un abuso della libert\u00e0 di stabilimento neppure se sia giustificato dallo scopo di fruire del suo pi\u00f9 favorevole regime fiscale. Ed infatti, \u201ci cittadini di uno Stato membro\u201d, sebbene \u201cnon possono tentare, grazie alle possibilit\u00e0 offerte dal Trattato, di sottrarsi abusivamente all\u2019impero delle loro leggi nazionali, n\u00e9 possono avvalersi abusivamente o fraudolentemente del diritto comunitario\u201d, non devono, tuttavia, essere privati \u201cdella possibilit\u00e0 di avvalersi delle disposizioni del Trattato solo perch\u00e9\u201d hanno \u201cinteso approfittare dei vantaggi fiscali offerti dalle norme in vigore in uno Stato membro diverso da quello in cui risiedono\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_28')\">[28]<\/a><\/sup>. Pertanto, le discriminazioni di trattamento fiscale a danno di societ\u00e0 controllate residenti in altri Stati membri sono configurabili come restrizioni alla libert\u00e0 di stabilimento e sono quindi illegittime.<\/p>\n\n\n\n<p>Senonch\u00e9 anche tali restrizioni fiscali possono risultare legittime se sono giustificate da ragioni imperative di interesse generale e se sono idonee e proporzionate al loro soddisfacimento. Pu\u00f2 costituire una ragione imperativa di interesse generale non solo la coerenza del sistema fiscale e l\u2019equa ripartizione del potere impositivo fra gli Stati Membri, ma anche la lotta contro pratiche abusive.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, una restrizione alla libert\u00e0 di stabilimento pu\u00f2 essere \u201cgiustificata da motivi di lotta a pratiche abusive\u201d, qualora abbia \u201clo scopo specifico di ostacolare comportamenti consistenti nel creare costruzioni puramente artificiose, prive di effettivit\u00e0 economica e finalizzate ad eludere la normale imposta sugli utili generati da attivit\u00e0 svolte sul territorio nazionale\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_29')\">[29]<\/a><\/sup>. Pertanto, una tale restrizione \u00e8 giustificata quando sia volta ad ostacolare comportamenti che siano qualificabili come abusivi perch\u00e9 integrino due presupposti, uno oggettivo e l\u2019altro soggettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il presupposto oggettivo \u00e8 costituito dalla natura indebita del vantaggio fiscale ed \u00e8 integrato se \u00e8 stato disattesol\u2019\u201cobiettivo perseguito dalla libert\u00e0 di stabilimento\u201d e cio\u00e8 \u201cpermettere a un cittadino di uno Stato membro di creare uno stabilimento secondario in un altro Stato membro per esercitarvi le sue attivit\u00e0 e favorire cos\u00ec l\u2019interpenetrazione economica e sociale nel territorio della Comunit\u00e0 nel settore delle attivit\u00e0 indipendenti\u201d, partecipando \u201cin maniera stabile e continuativa, alla vita economica di uno Stato membro diverso dal proprio Stato di origine e di trarne vantaggio\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_30')\">[30]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, il presupposto soggettivo \u00e8 individuabile nella \u201cvolont\u00e0 di ottenere un vantaggio fiscale\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_31')\">[31]<\/a><\/sup>&nbsp;tramite la fruizione del pi\u00f9 favorevole regime fiscale dello Stato membro di stabilimento o nello scopo essenzialedi sottrarsi all\u2019imposizione dello Stato membro di origine<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_32')\">[32]<\/a><\/sup><em>.&nbsp;<\/em>Pertanto, la sussistenza di tale presupposto deve essere esclusa anche allorch\u00e9 lo stabilimento in un altro Stato membro abbia come scopo la fruizione di vantaggi extrafiscali anche di natura giuridica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene, l\u2019insediamento di una societ\u00e0 controllata in un altro Stato membro comporta l\u2019integrazione dei presupposti cos\u00ec individuati soltanto se sia configurabile come una costruzione di puro artificio in quanto sulla base di \u201celementi oggettivi e verificabili da parte di terzi, relativi, in particolare, al livello di presenza fisica &#8230; in termini di locali, di personale e di attrezzature\u201d risulti che non disponga di \u201cun insediamento reale che abbia per oggetto l\u2019espletamento di attivit\u00e0 economiche effettive nello Stato membro di stabilimento\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_33')\">[33]<\/a><\/sup>. Ed infatti, se tale societ\u00e0 \u201ccorrisponde a un\u2019installazione fittizia che non esercita alcuna attivit\u00e0 economica effettiva sul territorio dello Stato membro di stabilimento, la creazione di tale\u201d societ\u00e0 \u201cdovrebbe essere ritenuta costruzione di puro artificio\u201d ovverosia \u201cuna societ\u00e0 \u2018fantasma\u2019 o \u2018schermo\u2019\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_34')\">[34]<\/a><\/sup>. Pertanto, spetta al \u201cgiudice del rinvio verificare se la normativa sulle societ\u00e0 controllate non residenti &#8230; consenta di limitare l\u2019applicazione della tassazione prevista da tale legislazione alle costruzioni puramente fittizie o se, al contrario &#8230; si applichi la detta normativa nonostante l\u2019assenza di elementi oggettivi nel senso dell\u2019esistenza di una costruzione siffatta\u201d, cosicch\u00e9 \u201cnella prima ipotesi, la normativa sulle SEC dovrebbe essere considerata compatibile con gli artt. 43 CE e 48 CE, nella seconda ipotesi, invece, occorrer\u00e0 ritenerla contraria agli artt. 43 CE e 48 CE\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_35')\">[35]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Specularmente, la conclusione da parte di societ\u00e0 nazionali di transazioni con controllate in altri Stati membri comporta l\u2019integrazione dei presupposti dell\u2019abuso della libert\u00e0 di stabilimento soltanto se tali transazioni siano configurabili come costruzioni di puro artificio in quanto non siano normali, perch\u00e9 ad esempio non siano conformi a condizioni di mercato, e tale anormalit\u00e0 non sia giustificata da ragioni commerciali. Ed infatti, la concessione \u201cad una societ\u00e0 stabilita in un altro Stato membro, con la quale intercorrano vincoli di interdipendenza\u201d di \u201cbenefici a condizioni non di mercato, potrebbe consentire alla societ\u00e0 residente di trasferire utili sotto forma di benefici verso la propria controllata non residente rischiando di compromettere una ripartizione equilibrata del potere impositivo tra gli Stati membri\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_36')\">[36]<\/a><\/sup>. Tuttavia, una transazione, anche quando sia conclusa a condizioni non di mercato, non costituisce una costruzione di puro artificio allorch\u00e9 la pattuizione delle predette condizioni sia giustificata da ragioni commerciali<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_37')\">[37]<\/a><\/sup>, anche se collegate a vincoli di interdipendenza fra le parti<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_38')\">[38]<\/a><\/sup>. Pertanto, anche in questo caso, le predette ragioni valgono ad escludere la presenza di una costruzione di puro artificio.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quanto precede ne consegue che gli Stati membri non possono introdurre restrizioni fiscali a carico di societ\u00e0 nazionali che abbiano insediato societ\u00e0 controllate in altri Stati membri o abbiano concluso con loro transazioni, se le societ\u00e0 o le transazioni medesime non siano configurabili come costruzioni di puro artificio perch\u00e9, rispettivamente, non costituiscano installazioni fittizie o non presentino elementi di anormalit\u00e0, quand\u2019anche siano motivate da ragioni fiscali<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_39')\">[39]<\/a><\/sup>. Ed infatti, \u201cove la controllata eserciti realmente ed effettivamente un\u2019attivit\u00e0 nello Stato membro in cui \u00e8 stata creata, i motivi per cui la societ\u00e0 madre ha deciso d\u2019impiantarla su quel territorio non possono influire sui diritti che essa trae dal Trattato\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_40')\">[40]<\/a><\/sup>. Pertanto, gli Stati membri non possono contestare sulla base del divieto di abuso del diritto, quand\u2019anche siano motivati da ragioni fiscali, tanto l\u2019insediamento da parte di societ\u00e0 nazionali di societ\u00e0 controllate in altri Stati membri, se queste ultime, oltre ad essere ivi residenti, esercitino la loro attivit\u00e0 nel territorio di tali Stati tramite una propria organizzazione<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_41')\">[41]<\/a><\/sup>, quanto la conclusione di transazioni con le predette societ\u00e0, se tali transazioni rispecchino le condizioni di mercato, laddove non possano formulare analoghe contestazioni nei confronti di societ\u00e0 controllate nazionali posto che, in tal modo, legittimerebbero una restrizione fiscale alla libert\u00e0 di stabilimento.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La nozione di abuso del diritto fiscale\u00a0nelle Direttive in materia di imposte dirette<\/h3>\n\n\n\n<p>Specifiche norme antiabuso sono state introdotte nelle Direttive comunitarie in materia di imposte dirette. In particolare, l\u2019art. 11 della Direttiva del Consiglio 90\/434\/CEE, relativa al regime fiscale comune applicabile alle operazioni straordinarie, dispone che uno Stato membro pu\u00f2 negare l\u2019applicazione delle disposizioni di tale Direttiva, qualora risulti che tali operazioni hanno \u201ccome obiettivo principale o come uno degli obiettivi principali la frode o l\u2019evasione fiscale\u201d e che, in tal caso, il fatto che non siano effettuate \u201cper valide ragioni economiche, quali la ristrutturazione o la razionalizzazione delle attivit\u00e0 delle societ\u00e0 partecipanti all\u2019operazione, pu\u00f2 costituire la presunzione che quest\u2019ultima abbia come obiettivo principale o come uno degli obiettivi principali la frode o l\u2019evasione fiscali\u201d. Inoltre, l\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000211478ART6',notxt:1})\">5<\/a>&nbsp;della&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000211478ART0',notxt:1})\">Direttiva 2003\/49\/CE<\/a>&nbsp;del Consiglio del 3 giugno 2003, relativa al regime fiscale comune applicabile ai pagamenti di interessi e canoni, prevede che \u201cgli Stati membri, nel caso di transazioni aventi come obiettivo principale o come uno degli obiettivi principali l\u2019evasione o l\u2019elusione fiscali, o gli abusi, possono revocare i benefici della presente direttiva o rifiutarne l\u2019applicazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche tali disposizioni, consentendo la disapplicazione dei vantaggi fiscali accordati dalle Direttive alle operazioni che hanno come obiettivo principale o come uno degli obiettivi principali l\u2019elusione o l\u2019abuso, subordinano implicitamente la disapplicazione di tali benefici alla sussistenza di un presupposto soggettivo e uno oggettivo. Tale obiettivo presuppone infatti lo scopo di ottenere un vantaggio fiscale che sia contrario alla finalit\u00e0 delle predette Direttive, posto che un\u2019elusione risulta configurabile soltanto qualora i vantaggi fiscali conseguiti dal contribuente si pongano in contrasto con tali finalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Senonch\u00e9 il presupposto soggettivo previsto dalle predette disposizioni \u00e8 apparentemente diverso da quello del divieto di abuso del diritto unionale in quanto tali due disposizioni non richiedono che tali vantaggi fiscali costituiscano lo scopo essenziale dell\u2019operazione, ma considerano sufficiente che siano uno degli scopi principali. Pertanto, tali vantaggi potrebbero essere negati anche se il contribuente abbia come scopo principale il perseguimento di vantaggi non solo fiscali, ma anche economici.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, l\u2019art. 11 della Direttiva lascia intendere che un\u2019operazione non pu\u00f2 essere abusiva ogniqualvolta sia stata posta in essere per valide ragioni economiche e quindi anche se tali ragioni economiche siano concorrenti con le ragioni fiscali. Inoltre, la CGE \u00e8 sembrata ritenere che, perch\u00e9 un\u2019operazione possa essere considerata abusiva, non basti che le ragioni fiscali siano concorrenti rispetto a quelle economiche, ma occorra che siano preponderanti. Ed infatti, tale giudice, dopo aver sostenuto che \u201csolo quando l\u2019operazione che si intende effettuare ha come obiettivo la frode o l\u2019evasione fiscale gli Stati membri, in base all\u2019art. 11 e all\u2019ultimo \u2018considerando\u2019 della direttiva, possono rifiutare l\u2019applicazione di quest\u2019ultima\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_42')\">[42]<\/a><\/sup>, ha precisato che \u201cpu\u00f2 costituire una valida ragione economica un\u2019operazione di fusione fondata su pi\u00f9 obiettivi, tra i quali possono anche figurare considerazioni di natura tributaria, a condizione tuttavia, che queste ultime non siano preponderanti nell\u2019ambito dell\u2019operazione prevista\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_43')\">[43]<\/a><\/sup><em>,<\/em>&nbsp;con la conseguenza che gli Stati membri possono prevedere \u201cuna presunzione di frode o di evasione fiscali nel solo caso in cui l\u2019operazione prevista sia esclusivamente volta a ottenere un vantaggio fiscale, e non sia quindi effettuata per valide ragioni economiche\u201d<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_44')\">[44]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Una nuova norma antiabuso \u00e8 stata introdotta dall\u2019art. 1 della Direttiva 2015\/121\/UE del Consiglio nei parr. 2 e 3 dell\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000762430ART19',notxt:1})\">1<\/a>&nbsp;della&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000762430ART0',notxt:1})\">Direttiva 2011\/96\/UE<\/a>, relativa al regime fiscale dei dividendi distribuiti da societ\u00e0 figlie a societ\u00e0 madri, che si limitavano in origine solo a far salve le \u201cdisposizioni nazionali o convenzionali necessarie per evitare le frodi e gli abusi\u201d. In particolare, la predetta norma prevede che \u201cgli Stati membri non applicano i benefici della presente direttiva a una costruzione o a una serie di costruzioni che, essendo stata posta in essere allo scopo principale o a uno degli scopi principali di ottenere un vantaggio fiscale che \u00e8 in contrasto con l\u2019oggetto o la finalit\u00e0 della presente direttiva non \u00e8 genuina avendo riguardo a tutti i fatti e le circostanze pertinenti\u201d e che \u201cuna costruzione o una serie di costruzioni \u00e8 considerata non genuina nella misura in cui non \u00e8 stata posta in essere per valide ragioni commerciali che riflettono la realt\u00e0 economica\u201d. Inoltre, l\u2019art.&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000832859ART38',notxt:1})\">6<\/a>&nbsp;della&nbsp;<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000832859ART0',notxt:1})\">Direttiva 2016\/1164<\/a>&nbsp;del Consiglio, c.d. ATAD, ha posto a carico degli Stati membri l\u2019obbligo di introdurre una norma generale antiabuso agli effetti dell\u2019applicazione dell\u2019imposta sulle societ\u00e0 che, nella sua versione finale, riprende il dettato della norma antiabuso appena trascritta.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche queste nuove norme antiabuso prevedono due presupposti di applicabilit\u00e0 di cui uno soggettivo e l\u2019altro oggettivo. Il primo \u00e8 costituito dallo scopo principale o da uno degli scopi principali di ottenere un vantaggio fiscale che deve essere desunto dall\u2019assenza di valide ragioni commerciali, mentre, il secondo, dalla natura indebita di tale vantaggio in quanto in contrasto, rispettivamente, con l\u2019oggetto o la finalit\u00e0 della Direttiva o del diritto fiscale applicabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Senonch\u00e9 tali due norme sembrano configurare il presupposto soggettivo dell\u2019abuso in maniera difforme da quello dell\u2019abuso del diritto unionale posto che prevedono che la costruzione non \u00e8 genuina se l\u2019ottenimento di vantaggi fiscali non sia lo scopo essenziale, ma solo uno dei suoi scopi principali e consentono di presumere che tale costruzione non sia genuina non perch\u00e9 risulti di puro artificio, bens\u00ec perch\u00e9 sia priva di valide ragioni commerciali.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, la prima differenza \u00e8 solo apparente in quanto le predette norme lasciano intendere che l\u2019esistenza di valide ragioni commerciali, anche se siano concorrenti rispetto allo scopo di ottenimento di un vantaggio fiscale, esclude di per s\u00e9 un tale scopo. Pertanto, il presupposto soggettivo sembra integrato solo se le ragioni fiscali siano preponderanti<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_45')\">[45]<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per contro, la seconda differenza risulta difficile da negare in quanto le predette norme non richiedono la presenza di una costruzione di puro artificio e l\u2019assenza di ragioni commerciali, ma solo l\u2019assenza di tali ragioni<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_46')\">[46]<\/a><\/sup>. Pertanto, esse sembrano aver adottato una nozione di abuso pi\u00f9 ampia di quella enucleata dalla CGE.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Considerazioni conclusive<\/h3>\n\n\n\n<p>La giurisprudenza della CGE ha enucleato una nozione unitaria di abuso del diritto unionale in materia fiscale, che si articola in un presupposto soggettivo costituito dallo scopo essenziale di ottenere un vantaggio fiscale desumibile dall\u2019esistenza di una costruzione di puro artificio non giustificata da ragioni commerciali e da un presupposto oggettivo costituito dalla contrariet\u00e0 di tale vantaggio alla finalit\u00e0 delle pertinenti disposizioni<sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('nota_47')\">[47]<\/a><\/sup>. Senonch\u00e9 le nuove norme antielusive previste dalle Direttive sui dividendi ed ATAD sembrano aver adottato una nozione di abuso del diritto parzialmente diversa in quanto esse impongono di desumere lo scopo di ottenimento di un vantaggio fiscale non dall\u2019esistenza di una costruzione di puro artificio, bens\u00ec dall\u2019assenza di valide ragioni commerciali. Resta quindi da vedere se tali norme porteranno all\u2019adozione di una pi\u00f9 ampia nozione di abuso del diritto unionale in materia fiscale.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Note:<\/h4>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_1')\">[1]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 42, CGE, 17 dicembre 2015, causa C-419\/14, WebMindLicenses (\u201cWML\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_2')\">[2]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 68-69, CGE, 12 febbraio 2006, causa C-255\/02, Halifax.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_3')\">[3]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 31-32, CGE, 22 novembre 2017, causa C-251-16, Cussens. Per un esame della natura di tale divieto prima della Cussens si veda in questa rivista \u201cEsclusa la diretta efficacia dell\u2019abuso del diritto per le imposte dirette\u201d, 2009, pag 705 ss.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_4')\">[4]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 86 Halifax.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_5')\">[5]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 39-40 WML.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_6')\">[6]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 33-34, CGE, 22 dicembre 2010, Weald Leasing, causa C-103\/109.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_7')\">[7]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 55, CGE, 22 dicembre 2010, causa C-277\/09, RBS.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_8')\">[8]<\/a><\/sup>\u00a0AG Mazak, par. 76 concl. RBS.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_9')\">[9]<\/a><\/sup>\u00a0Cos\u00ec AG Bobek, concl. Cussens.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_10')\">[10]<\/a><\/sup>\u00a0Cos\u00ec in italiano, inglese e francese par. 75 Halifax; par. 30, Weald Leasing; par. 52, CGE, 27 ottobre 2011, causa C-540\/10, Tanoarch, par. 36, WML, par. 64, CGE, 19 luglio 2012, causa C-33\/11, A Oy, par. 34, CGE 14 aprile 2016, causa C-131\/14, Cervati e par. 53 Cussens. Tuttavia, cos\u00ec anche par. 49, RBS, in inglese e francese, ma non in italiano (\u201cscopo delle operazioni consista unicamente\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_11')\">[11]<\/a><\/sup>\u00a0Cos\u00ec in italiano e francese, ma non in inglese (<em>principal aim<\/em>) parr. 44-45, CGE, 21 febbraio 2008, causa C-425\/06, Part Services.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_12')\">[12]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 75 Halifax., par. 30 Weald Leasing.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_13')\">[13]<\/a><\/sup>\u00a0L\u2019AG Bobek, conc. Cussens, ha chiarito che \u201cil criterio soggettivo deve essere applicato restrittivamente\u201d e quindi \u201cse le operazioni in questione possono avere una giustificazione economica diversa dal vantaggio fiscale, allora il criterio non \u00e8 soddisfatto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_14')\">[14]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 80 Halifax; par. 27 Ampliscientifica, 22 maggio 2008, causa C-162\/07 e par. 50 Cussens.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_15')\">[15]<\/a><\/sup>\u00a0Secondo l\u2019AG Mazak, concl. Weald Leasing, \u201cla valutazione della circostanza se un\u2019operazione sia o meno realizzata nel contesto di \u2018normali operazioni commerciali\u2019 riguarda il secondo dei due criteri stabiliti dalla giurisprudenza Halifax e dunque la natura dell\u2019operazione o del regime in questione, ed implica stabilire se si tratti di una struttura di puro artificio, costruita essenzialmente allo scopo di ottenere un vantaggio fiscale piuttosto che per altre ragioni commerciali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_16')\">[16]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 81 Halifax, par. 62 Part Services e par. 60 Cussens.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_17')\">[17]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 50-51 RBS, par. 28 Ampliscientifica, par. 51 Tanoarch, par. 63 A Oy e par. 60 WML.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_18')\">[18]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 45 Paul Newey.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_19')\">[19]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 46, CGE, 20 dicembre 2017, cause C-504\/16 e C-613\/16, Deister Holding.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_20')\">[20]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 44 Weald Leasing.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_21')\">[21]<\/a><\/sup>\u00a0Per l\u2019AG\u00a0<em>Mazak,<\/em>\u00a0concl. Weald Leasing, \u201csono rilevanti i nessi giuridici, economici e\/o personali tra gli operatori coinvolti nel piano di riduzione del carico fiscale, \u2026 se le parti interessate operino in condizioni di mercato\u201d e \u201c\u2026 se una determinata operazione comporti gli oneri e i rischi tipicamente associati alle operazioni dello stesso genere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_22')\">[22]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 39 Weald Leasing.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_23')\">[23]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 44 WML.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_24')\">[24]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 73 Deister Holding.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_25')\">[25]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 46 WML.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_26')\">[26]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 66 AG Kokott, concl., causa C-115\/16, N Luxemburg 1.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_27')\">[27]<\/a><\/sup>\u00a0CGE 9 marzo 1999, causa C-212\/97, Centros.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_28')\">[28]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 35-36 Cadbury.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_29')\">[29]<\/a><\/sup>\u00a0Cos\u00ec par. 55 Cadbury; conformi: CGE, 12 dicembre 2002, causa C-324\/00, Lankhorst; CGE, 13 dicembre 2005, causa C-446\/03, Marks &amp; Spencer; par. 74, CGE, 13 marzo 2007, causa C-524\/07, Test Claimant in the Thin Cap Group Litigation; par. 28, CGE, 17 gennaio 2008, causa C-105\/07, Lammers; par. 80, CGE, 23 aprile 2008, par. 77 C-201\/05, The Test Claimant in the CFC; par. 65, CGE 21 gennaio 2010, causa C-111\/08, SGI; CGE, 1\u00b0 aprile 2014, causa C-80\/12, Felixstowe; CGE, 21 dicembre 2016, causa C-593\/14, Masco.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_30')\">[30]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 53 Cadbury.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_31')\">[31]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 64 Cadbury.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_32')\">[32]<\/a><\/sup>\u00a0Cos\u00ec par. 81 Test Claimant In The Thin Cap e par. 30 Lammers, in inglese e francese, \u201c\u2026<em>a purely artificial arrangement, the essential purpose of which is to circumvent the tax legislation of that Member State<\/em>\u201d e \u201c<em>un montage purement artificiel dont le but essentiel est d\u2019\u00e9chapper \u00e0 l\u2019emprise de la l\u00e9gislation fiscale de cet \u00c9tat membre<\/em>\u201d, ma, in italiano, \u201cuna costruzione di puro artificio finalizzata, fondamentalmente, a sottrarsi all\u2019applicazione della legislazione fiscale di tale Stato membro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_33')\">[33]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 67-66 Cadbury.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_34')\">[34]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 68 Cadbury.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_35')\">[35]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 80 The Test Claimant CFC.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_36')\">[36]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 45, CGE, 31 maggio 2018, causa C-382\/16, Hornbach.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_37')\">[37]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 71 SGI e par. 49 Hornbach.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_38')\">[38]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 51 Hornbach.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_39')\">[39]<\/a><\/sup>\u00a0Secondo la CGE par. 110 e ss.\u00a0<em>Test Claimant In The Thin Cap<\/em>, il prelievo di tributi in violazione della libert\u00e0 di stabilimento comporta l\u2019obbligo di rimborsarli e di risarcire eventuali perdite finanziarie.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_40')\">[40]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 49 concl. AG Leger, Cadbury.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_41')\">[41]<\/a><\/sup>\u00a0Cos\u00ec Cass., Sez. trib., 7 febbraio 2013, n. 2869 e 21 dicembre 2018, n. 33234.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_42')\">[42]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 45, CGE, 17 luglio1997, causa C-28\/85, Leur-Bloem.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_43')\">[43]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 35, CGE, 10 novembre 2011, causa C-126\/10, Foggia.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_44')\">[44]<\/a><\/sup>\u00a0Par. 53, CGE, 8 marzo 2017, causa C-14\/16, Europark.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_45')\">[45]<\/a><\/sup>\u00a0Cos\u00ec Assonime,\u00a0<a href=\"javascript:kernel.go('doc',{mask:'',id:'I00YLX0000860536ART0',notxt:1})\">circ. n. 27\/2018<\/a>, pag. 33.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_46')\">[46]<\/a><\/sup>\u00a0L\u2019AG Kokott nel par. 67 concl. N Luxemburg ha sostenuto che l\u2019art. 6 della Direttiva ATAD non esclude la configurabilit\u00e0 di un abuso anche quando non sia ravvisabile una costruzione di puro artificio.<\/p>\n\n\n\n<p><sup><a href=\"javascript:LinkReplacer.scroll('espon_47')\">[47]<\/a><\/sup>\u00a0Cos\u00ec L. Cerioni, \u201c<em>Abuse of Rights in EU Company Law and EU Tax Law: A Re-Reading of the ECJ Case Law and the Quest for a Unitary Notion<\/em>\u201d, in\u00a0<em>Eur. Bus. Law<\/em>, 2010, pag. 783 ss.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a href=\"https:\/\/escalar.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/N36-Per-una-rilettura-critica-della-nozione-unionale-di-abuso-del-diritto-fiscale.pdf\">Scarica la Pubblicazione<\/a><a href=\"https:\/\/escalar.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/N36-Per-una-rilettura-critica-della-nozione-unionale-di-abuso-del-diritto-fiscale.pdf\" class=\"wp-block-file__button\" download=\"\">Download<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Corr. Trib. 2019, p. 291 e segg. 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